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​Il Direttore Arch. Giorgio Di Roberto

Dal Lunedi al Venerdi 10:30 13:00 17: 20:00

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Via Tolemaide 19A 

 

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MOSTRA in corso

 

"è tempo di recuperi"

Collettiva di pittura 

 di

  Bobgy, Martina Palmoni, Mario Martini, Marcello Brizzi, FrancescoF.Santinelli, Brahim Achir, Jorge Pereira, Roberto Venturoni, Raffaele De Pompeis 

dal 26/1/2019 fino a venerdì 8/2/2019​​

Inaugurazione

sabato 26  gennaio 2019 ore 18

STUDIO DR - ARTE

Consulenze e servizi:

 

Studiodr-arte è una agenzia che opera nel campo dell'immagine, arte e architettura da 18 anni: assicuriamo una vasta serie di servizi, dal confezionamento del book, cataloghi, presentazioni, mostre personali, a tutta una serie di consigli e corsi per migliorare le relazioni necessarie allo sviluppo professionale.

 

Se devi creare un evento e ti serve un locale-immagine o l'organizzazione di un buffet, presentazionedi opere o libri, oppure allestimenti particolari non esitare a contattarci,  ti possiamo proporre un pacchetto adatto alle tue esigenze.

Contattaci via mail giorgio.diroberto@tin.it, per telefono {3358027009 op 063612055} o visita direttamente la nostra sede in Via Tolemaide 19 A- 00192 Roma per conoscere offerte e servizi.

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LIBRO: Incontri d'Architettura

di Giorgio Di Roberto

ed. Studio DR - Roma 2016 pag, 123

 

Estratto cap 6° Mostra City e utopia 2011

 

           

 Fg.23 Mostra City e Utopia a Studio DR 2011

 

6.0    

   City e utopia

      

 

      Città futuriste, città di sogno, poetiche o fantastiche, le città in tutti i loro aspetti costituiscono uno dei motivi dei “fumetti”, lo sfondo di tante avventure. I supereroi hanno spesso per scenario le utopie dell’architettura. Utopie che nascono come disegni, come distrazioni, come elucubrazioni teoriche, ma che poi nel tempo diventano realtà: il grattacielo disegnato da Mies van der Rohe nel 1919 è diventato un prototipo ineguagliato di tanti altri grattacieli. La serie delle torri di Auguste e Gustave Perret del 1922 o i disegni di Antonio Sant’Elia 1913 o Mario Chiattone del 1914 sono i prototipi di tanti progetti costruiti o no. Lo scenario del film di Fritz Lang del 1927, Metropolis, sembra la Shanghai di oggi: contaminazioni tra le varie arti, tra l’utopia che diventa realtà e la realtà che diventa fondale di carta o città invivibile.

 

    fig.24 Città del futuro

 

 

6.1 La parola "Utopia" risulta composto di ou, "non", e tópos, "luogo", ma già nell'opera di Tommaso Moro ove il neologismo appare per la prima volta, non è chiaro se essa sia l'eu-tópos, il regno perfetto della felicità, o l'ou-tópos, il luogo inesistente per antonomasia, o l'una cosa e l'altra allo stesso tempo. Si parla di utopia sia per il testo di Moro e i suoi successivi imitatori, sia per testi e autori anteriori come la Politeía e le Nómoi di Platone. Utopia religiosa può essere considerata anche la “Civitas Dei” di S. Agostino. Seguono La città del sole (1602) di Tommaso Campanella, La nuova Atlantide (1627) di Francesco Bacone, Novae Solymae libri sex (1648) di Samuel Gott, e Telemaco di François Fénélon ed ancora: Viaggio in Icaria (1840) di Étienne Cabet, La razza futura (1871) di Edward Bulwer-Lytton, e Notizie da Nowhere (1890) di William Morris.

 

 

 

 

                                                                

 fig.25 Utopia di Tommaso Moro

 

L’evoluzione semantica e concettuale è riassunta nelle parole di Lamartine: "Le utopie spesso non sono altro che verità premature". Le utopie si rivelano dunque come dei progetti dell’immaginazione umana. Non è solo un sogno o una nostalgia, bensì la proposta di qualcosa da realizzarsi o da imitarsi.

 Fig. 26

 

 

 

 

 

 

6.2 Come nel libro di Todorov "Critique de la critique " si è cercato di fare una riflessione sullo stato della critica delle teorie in architettura e dei movimenti ideologici che hanno dominato le proposte progettuali, non certo in maniera completa, ma, per quanto è possibile accompagnata da un'analisi dei meccanismi psicologici, storici, d'ambiente che hanno influenzata la progettazione architettonica, nonchè la verifica dei rapporti estetici. Si sono adoperati contributi di vari autori, sotto forma di citazioni, parafrasi o trasposizioni di metodologie, in una sorta di montaggio, mettendo in pratica ciò che ha affermato Braque: "non credo alle cose, ma alle relazioni tra le cose" -  e si è cercato di ricreare, in una specie di papiers collés, un quadro esplicativo in cui l'unico vero originale apporto è rappresentato dalle leggi della composizione.

               fig.26 disegno di Braque

Un'altra indicazione di metodo è quella di Luciano Laurana incaricato come "Ingegniero e Capo di tutti li maestri " del rinnovamento del Palazzo di Montefeltro a Urbino in cui "i singoli episodi architettonici - il cortile, la successione dei vani interni, il complesso dei torricini - sono "montati" sfruttandone il rigore geometrico e sintattico...; egli risolve il problema della relazione fra "oggetti" di dimensione minima e le strutture a grande dimensione compensando l'empiria e l'irregolarità dell'insieme, vincolato dalla complessa orografia del terreno, con la perfezione assoluta delle singole parti." E' un 'opera d’apporto collettivo in cui, oltre al Laurana, vi è la consulenza diretta o indiretta dell'Alberti e di Francesco di Giorgio, oltre al coordinamento del committente Federico di Montefeltro: "l'equilibrio fra le diverse citazioni nella sintesi finale corrisponde così all'equilibrio fra rigorismo astratto ed empiria perseguito nell'articolazione dell'edificio".

 


6.3 I discorsi di Tafuri sul Rinascimento, da cui sono riprese le citazioni, sono particolarmente pregnanti sia dal lato critico che storico, ma come egli ha tenuto ad affermare negli ultimi anni del suo insegnamento "non ci sono critici, solo storici" in quanto solo lo studio dei documenti è fondamento di ogni discorso storico (e cioè critico): una filologia intesa non come valore in sé, ma come strumento per

                                                                 Fig.26

svelare i meccanismi ideologici. L'ambiente culturale riunito intorno a Federico di Montefeltro, il papato, i centri minori culturali quali Mantova, Pienza e lo stesso Urbino cercavano, tutti, il prestigio della forma visibile che doveva servire ad esprimere e rappresentare il potere dominante.

 

 6.4 Differenti riflessioni, anche se su filoni paralleli, comporta invece l'esame dell'opera di Braque in cui la frantumazione degli elementi porta a rendere indipendente ogni piano in una serie di elementi distinti e autoctoni con una moltiplicazione di angoli visuali.

L'esigenza della veridicità veniva soddisfatta nell'applicare sulla superficie del quadro materiali eterogenei, quando non addirittura oggetti, veri e propri frammenti della realtà esterna. Il frammento della realtà reale poteva anche essere applicato per rappresentare qualche altra cosa distaccandosi dal proprio significato originario e acquisendo la qualità di unità a sé stante, ma il significato del quadro appare principalmente dalle linee compositive, dal ritmo, dal colore.

I due esempi indicano modi attuali per risolvere uno stesso problema di complessità: uno in modo spaziale e architettonico appoggiandosi ad un rigorismo geometrico e l'altro in modo figurativo e pittorico i cui elementi compositivi affondano in pulsioni personali, ma il sistema logico non è molto differente, anche in presenza di materiali e ritmi completamente differenti.

 

 

6.5 L’architettura ha perso molto delle sue capacità di evocare simboli ed essere rappresentativa di ideologie avendo trovato, le strutture di potere, in altri mezzi di comunicazione, strumenti più utili e veloci alle loro esigenze. La domanda che si pone è quella di sapere se l'architettura può fare a meno della funzione rappresentativa o se solamente sono cambiati gli interlocutori. A partire dall'esigenza di costruire si pongono, alla base dell’ideazione e del concepimento della forma architettonica, problemi d'ordine filosofico

Fig. 27

 

L'architettura va esaminata in rapporto alle relazioni sociali che riesce ad instaurare o a subire; è da chiedersi in che modo è possibile ricercare i nessi tra società e architettura e come ciò può essere origine di un metodo scientifico per la progettazione.

Allo stato attuale le dinamiche sono governate dai grandi gruppi finanziari concentrati e diretti. Le ingenti somme provenienti dalla vendita del petrolio hanno reso possibile la nascita di città sorte nel deserto come Dubai, Doha, sfruttando tutte le idee urbanistiche precedenti, mettendo a frutto l'esperienza dei maggiori professionisti

 E’ bene sottolineare che in architettura la teoria ha un valore secondario se ad essa non si accompagna un’ampia casistica progettuale; il confronto con la realtà è essenziale: il progetto rappresenta una prima verifica delle idee, la costruzione in concreto rappresenta la seconda verifica che può avere un impatto anche molto contrastante con la teoria: inoltre le norme e le convenzioni estetiche giocano un ruolo importante.

 

6.6 La prima domanda concerne l’intimità del legame della norma estetica con le altre norme, la seconda la sua posizione nel complesso di tutte le funzioni.

Esiste una classificazione gerarchica della norma estetica; essa rappresenta un’energia viva che proprio grazie alla multiformità delle sue esperienze organizza la sfera dei fenomeni estetici e fornisce la direzione del suo sviluppo. L'osservanza della norma non è condizione necessaria del valore estetico, in particolare proprio dove questo valore predomina  sugli altri, cioè nell’arte. Vi è differenza se l’opera d’arte viene avvertita come valore ‘vivo ’ o ‘storico ’ o ‘rappresentativo ’ o ‘scolastico ’ o ‘esclusivo’ o ‘popolare, la collocazione dell’opera d’arte tra i valori non è uno stato, ma un processo.

L.B.Alberti ha affrontato il contrasto che poteva esistere tra teoria, progetto, realizzazione e norma, assegnando alla fase progettuale il ruolo più importante anche rispetto alla stessa realizzazione.

F. Choay in "La Regola e il modello" esamina il modo di fare teoria sia, seguendo regole o norme proprie dei Trattati, sia seguendo l'indicazione di un modello mettendo a confronto il De re aedificatoria di L.B. Alberti e l'Utopia di Tommaso Moro.

Quando in una collettività si manifesta una tendenza al rimpasto della gerarchia sociale ciò viene rispecchiato anche nella gerarchia dei gusti.   Esiste un legame tra l’organizzazione sociale e il processo di sviluppo della norma estetica; in effetti si può parlare di una circolazione delle norme estetiche nell'ambito di una dinamica dei valori (per Karel Teige “La fiera dell’arte” è libero il rapporto tra l’artista e il consumatore, tra l’arte e la società).

 

6.7 L.B. Alberti aveva disegnato, sotto forma di regole, il profilo intellettuale e morale dell’architetto e affermava che l’edificazione, paradigma della creatività umana, non può essere appannaggio che di un individuo a sua volta esemplare, cioè deve essere interessata la sfera dell’etica, restituendo all’edificazione la serietà ed il peso delle sue origini ossia fornire un atto non banale, un privilegio patrimoniale, il senso dell'edificare.

Costruire è un servizio all’umanità e deve obbedire alla convenienza e al piacere come alla necessità: Registro della necessità - Registro della comodità - Registro del piacere estetico con la preoccupazione del particolare e la volontà di completezza.

Il piacere estetico e la bellezza sono insieme finalità e coronamento della pratica edificatoria:

“la bellezza di un oggetto consiste nell’accordo (concinnitas) di tutte le sue parti secondo una legge precisa (certa ratione) che impedisce vi si aggiunga, tolga e modifichi cosa alcuna”

I rapporti tra la ragione e la tradizione presuppongono un'estetica dogmatica.

Per l’architetto una virtù cardinale è la prudenza in un'articolazione tra morale e sapere. Deve conoscere  la struttura degli edifici, le opere dei suoi predecessori coi quali entrerà in una doppia relazione critica e dialettica che lo inciterà a superarli innovando.

 

6.8 Nell'interpretazione di Choay,  l’Alberti pone le condizioni di ciò che si può chiamare "una semiologia dello spazio costruito ".

E' un’articolazione supplementare dotata di leggi proprie appartenente al mondo della cultura; essa costituisce quella poetica dell’edificazione che opposta alla semplice costruzione come ‘lingua naturale’ definisce l’architettura nel senso stretto di “linguaggio artistico”. F. Choay, attraverso la lettura dell'Alberti, indica i fondamenti per una teoria dell'architettura basata sulla semiologia, andando sicuramente oltre le intenzioni espresse nel “De re aedificatoria”

Se si vuole approfondire tale aspetto alla luce degli studi successivi, a quale semiologia fare riferimento? alla tradizione della semiologia d’ispirazione strutturalista oppure alla semiologia dell’architettura come sistema di segni visivi legata ad un’estetica della pura visibilità?, ma soprattutto domandarsi se è  utile ricorrere alla semiologia come strumento d’analisi o di stimolo alla progettazione In Italia la semiologia dopo il tentativo fatto da Zevi negli anni settanta  non ha trovato seguito, ma in Francia continua ad avere adepti ed ha avuto conseguenze nella progettazione soprattutto nel tenere unita l'architettura alla sfera artistica con alcuni buoni risultati (Perrault, Decq-Cornette)

 

6.9 Leonardo dice che l’immagine di un uomo è più vicino all’uomo che il suo nome: in questa affermazione è racchiusa la differenza tra il linguaggio propriamente detto ed il mondo delle immagini, tra un’origine convenzionale, immotivata “thesei” e un’origine naturale, motivata, “phusei”, dei sistemi di comunicazione. Il primo sistema è più intellettuale ed astratto, al cui limite superiore si pone il linguaggio matematico e, al limite inferiore, i linguaggi primitivi (es. i geroglifici egiziani); il secondo sistema è più concreto, naturale, al cui limite superiore si ha l’espressione artistica e, al limite inferiore, i segni, gesti, frecce ecc. ossia il grado zero dell’espressione. Portatrice di senso e partecipante della situazione di comunicazione, l’immagine non è senza rapporto con il linguaggio e la scrittura e in una certa misura gli “attrezzi” della linguistica gli sono applicabili

Il punto di vista del progettista, del fruitore o del critico seguono ognuno una logica differente: se nel progettista-creatore l’impegno è soprattutto rivolto ad una scrittura in cui è necessario tenere aperti i varchi a fattori inconsci ed emotivi, nel fruitore e nel critico il Logos, l’elemento della coerenza logica, ha nettamente la prevalenza.

La comunicazione si può ottenere anche in assenza di linguaggio codificato, essa ha un’origine addirittura prelinguistica. Il linguaggio non è altro che uno strumento della comunicazione, ma per alcuni concetti, significati o valori la comunicazione può avvenire direttamente senza l’aiuto di un linguaggio codificato: in questo spazio s’inseriscono i mezzi d’espressione artistica ed anche dell’architettura.

 

6.10 Quali sono gli elementi stabili che permettono d’ancorare le informazioni che l’architettura può trasmettere? innanzi tutto l’incatenamento dei punti di vista  delle immagini e l’incatenamento dei piani che costituiscono la trama strutturante del montaggio  dello spazio, dopo, gli effetti marcanti, le pause e  le soste dovute sia agli aspetti funzionali che agli aspetti visuali o della forma; tutto ciò costituisce poco a poco una vera segmentazione narrativa e permette di repertoriare differenti tipi di sintagmi e  sequenze.

Nell'architettura sono possibili enunciazioni di tipo impersonale cioè fuori della persona o altri legati strettamente all'Io o all’individuo; l’esempio dell’architettura rinascimentale tutta incentrata sulla misura umana tanto da inventare la prospettiva come sistema di misura e di verifica dello spazio è significativa.

 

I segni architettonici sono quasi sempre motivati ma, a volte, per particolari vicinanze, reazioni automatiche o inconsce, normative estranee e imposte dall’esterno, si possono avere segni che non hanno dietro una volontà generatrice. L’architettura, al contrario di un film o la narrazione in un libro, ma come il linguaggio parlato, ha una realtà oggettiva come substrato a cui far riferimento e da cui non può allontanarsi.

 

6.11 La delimitazione del campo dell'architettura come spazio, in tutte le sue accezioni, quali interno, esterno, taglio, quadro, ecc., insieme alla scala dimensionale, determina, nel suo complesso, l’immagine spaziale che può essere arricchita dall’incidenza angolare del punto di vista, dalla profondità, dalla mobilità, dalle viste panoramiche o ravvicinate dei particolari.

Il montaggio dello spazio può avvenire tramite unità dove la sequenza è un insieme di piani costituenti unità spaziali definite secondo l’unità del luogo o d’azione, elementi questi comuni al teatro; importate è dunque la combinatoria delle unità, la relazione tra le sequenze e il raccordo tra i piani.

Con questo discorso si ritorna al riferimento aperto con il Palazzo Ducale di Urbino e all'opera di Braque e ci si avvicina all'individuazione di alcuni elementi base per un metodo progettuale.